Consiiglio di Stato - Classificazione degli abusi - Setenza 1484/2017 - Prontogeometra il portale dei geometri italiani on-line

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Fonte ACS





ABUSI EDILIZI


Con la sentenza n. 1484/2017 il il Consiglio di Stato è intervenuto con una classificazione dei diversi tipi di abuso edilizio, indicando e specificando le sanzioni da applicare in base al Testo Unico dell’Edilizia. Sanzioni pesanti e demolizione per gli gli interventi realizzati in assenza o (o in totale difformità) del titolo abilitativo. Ammende ecc. per le variazioni non essenziali.

In caso di assenza o difformità totale rispetto al permesso di costruire, dunque, scatta la demolizione: lo prevede l’articolo 31 del Testo Unico. Quando si realizza un’opera edilizia senza aver ottenuto il permesso di costruire (o quando appunto si realizzano interventi completamente diversi da quelli autorizzati), non c’è possibilità di via di uscita.
In questa fattispecie rientrano in particolare quando l’intervento edilizio realizzato è:
– integralmente diverso per caratteristiche tipologiche architettoniche ed edilizie;
– integralmente diverso per caratteristiche planovolumetriche, e cioè nella forma, nella collocazione e distribuzione dei volumi;
– integralmente diverso per caratteristiche di utilizzazione (la destinazione d’uso derivante dai caratteri fisici dell’organismo edilizio stesso);
– integralmente diverso perché comportante la costituzione di volumi nuovi ed autonomi.
Sono tutti casi, questi, in cui la legge impone la demolizione (con conseguenze anche penali in capo al responsabile).


Le variazioni essenziali rispetto al progetto approvato, secondo quanto prescritto dall’art. 32 del TUE, sono parificate agli interventi realizzati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire. Vale a dire che sono puniti anch’essi con la demolizione (benché le conseguenze penali siano più leggere: limitate ad una ammenda fino a 10.329 euro).

Si ha variazione essenziale in uno di questi casi:
– mutamento di destinazione d’uso che implichi variazione degli standards previsti dal D.M. 2 aprile 1968;
– aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato;
– modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato, ovvero della localizzazione dell’edificio sull’area di pertinenza;
– mutamento delle caratteristiche dell’intervento edilizio assentite;
– violazione della normativa edilizia antisismica.

Le variazioni essenziali possono essere regolarizzate a seguito di un nuovo permesso di costruire, ottenuto nel rispetto della nuova legge e delle norme del TUE.

Non bisogna confondere le variazioni essenziali con le varianti, che riguardano invece variazioni del titolo autorizzativo, e quindi sono soggette al rilascio di permesso in variante, complementare ed accessorio rispetto a quello principale.
Si verifica invece “difformità parziale” dal permesso di costruire quando un intervento, pur se contemplato dal titolo autorizzativo, è realizzato secondo modalità diverse da quelle previste nel progetto.
In questi casi, le modifiche incidono su elementi particolari e non essenziali della costruzione e non coinvolgono le strutture essenziali dell’opera.
È prevista la demolizione, ma se questa non può avvenire senza danneggiare le parti realizzate legittimamente, può essere applicata una multa.
Restano sul tavolo casi “ambigui”, in cui vale la soglia di tolleranza del 2%.
Non esiste una compiuta definizione della categoria dei lavori ed interventi eseguiti in parziale difformità, che prevedono appunto una soglia di rilevanza minima al di sotto della quale le variazioni non costituiscono illecito edilizio.
Non si incorre in sanzioni in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2% delle misure progettuali.


 
 
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